Manifesto

Genesi

La nostra epoca ha prodotto, che piaccia o no, dei cambiamenti irreversibili nei modi di agire e di pensare, come la mercificazione ossessiva delle idee, che da atti sociali e culturali diventano prodotti commerciali di massa, producendo il non-pensiero del terzo millennio (morbosa spettacolarizzazione delle opinioni, vuoto confronto dei punti di vista).
Mettere un Mi Piace non è esprimere un’idea. Essere favorevoli o contrari non è pensiero (cit. Simone Weil).

Stile, temi, punto di vista

Demo Keller non adotta una cifra stilistica, un unico linguaggio espressivo, uno stile riconoscibile. Preferisce piuttosto sperimentare, passare da uno stile sgrammaticato ad un’altro formalmente ineccepibile, purché le parole nel loro fluire rimangano sempre legate al pensiero. L’idea di un semianalfabeta non necessariamente è meno complessa e profonda di quella di un filologo navigato.
La scrittura di Demo Keller è narrazione del quotidiano, tra le linee di confine dell’essere umano, disadattato, diverso, antisociale, disobbediente.
Il pensiero è l’unica verità esistente, trascende la metafisica, le religioni, la spiritualità. Il tema permanente è l’esplorazione dell’animo umano, degli atteggiamenti e dei comportamenti sociali. Il punto di vista non è mai centrale ma periferico, è realistico, non idealizzante.

Manifesto poetico

Pensare = disobbedire. Il pensiero non conferma, ma discute su ciò che viene percepito come naturale.
Dubbio = pratica identitaria. Si scrive non per avere ragione, ma per interrogarsi, aprire spazi di scambio e condivisione.
Nessuna neutralità. Il linguaggio è definizione. Un testo prende posizione, anche quando sottace, quando evoca senza dire.
Trasversalità. Idee e pensieri non abitano solo i libri, attraversano corpi, relazioni, conflitti.
Anomia leggibile. Il caos è ordine. La radicalità non implica elitarismo, o peggio settarismo. Si può risultare complessi anche se accessibili.
Nessuna redenzione. La poesia non salva. Osserva e registra. Se un testo consola non è poesia, ma un’altra cosa.
Il linguaggio è una cicatrice. Ogni poesia sembra l’ultima, prima dell’estinzione. La distopia non è domani, ma una forma cosciente del presente.

non c’è mai stato altro nel grembo di questa corrente, tra coloro che in silenzio soffrono
e in silenzio gioiscono
Versi tratti da: Demo Keller | Disappunti. La scomparsa del genere umano | 2026 Nulla Die Edizioni